Consulenza tecnica di parte in cause risarcitorie

Ho cercato di dare molta enfasi al concetto di medicina basata sull’evidenza perché la riduzione dei poteri di controllo da parte del nostro ordine professionale ha comportato solo la legalizzazione della pubblicità sanitaria (se già prima era difficile per il paziente capire la qualità delle prestazioni erogate ora lo è ancora di più) ed un abbassamento delle tariffe al di sotto della soglia della possibilità reale di effettuare terapie corrette.
Questo grazie al decreto Bersani.
Con decreto Bersani si identificano due dispositivi legislativi, emanati nel 2006 e nel 2007, promossi dall'allora Ministero dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, durante il Governo Prodi : il 1o, decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006, convertito con la legge n. 248 del 4 agosto 2006, noto come "decreto sulle liberalizzazioni";
il 2o, decreto legge n. 7 del 31 gennaio 2007, convertito con la legge n. 40 del 2 aprile 2007, avente l'intento di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza e snellire la burocrazia.
Tra i punti del decreto c'è l'abolizione delle tabelle che stabiliscono la parcella minima spettante ai medici. Se l’intento era quelle di tutelare i consumatori è evidente come invece abbia comportato l’effetto diametralmente opposto.
Il tariffario minimo professionale, almeno per la medicina, era l’ultima possibilità per “costringere” i medici ad esercitare la professione con un minimo di decoro perché largamente risaputo che al di sotto di determinate tariffe la prestazione non è possibile che sia corretta e commisurata al problema riportato dal paziente.
Insomma il decreto ha alimentato la malpractice che ora sta diventando un problema ancora più grande e gravoso per le tasche dei pazienti di quanto fosse un tempo l’esercizio abusivo della professione sanitaria da parte degli odontotecnici.
Nella legge, la malpractice è una istanza di negligenza o incompetenza da parte di un professionista.
I tipi di negligenza includono la malasanità ossia il fallimento di un medico di esercitare le cure con l’abilità che un medico competente nella stessa specialità avrebbe utilizzato in circostanze simili.
Per tale circostanza di eventi stanno aumentando situazioni per cui i pazienti, dopo essere stati danneggiati da dentisti sì “economici” ma anche impreparati, devono ricorrere alle cure più “costose” ma definitive di medici preparati.
Spesso queste condizioni comportano pesanti sofferenze sia fisiche, che morali che economiche per il paziente. Benché i tempi della legge italiana siano biblici certi pazienti decidono di ricorrere alle vie legali nei confronti del dentista che li ha danneggiati.
In tal caso parte un lungo percorso che può essere così riassunto:

  • Consulto con avvocato.
  • Relazione di una perizia da parte di un dentista (consulente tecnico della parte CTP) che certifica il danno ed il nesso di causalità tra il danno e l’errore del dentista.
  • Relazione di una perizia da parte di un medico legale che qualificherà e quantificherà il danno residuato e lo commisurerà in relazione alle richieste risarcitorie.
  • Impugnazione delle perizie da parte dell’avvocato e richiesta di risarcimento al dentista che ha causato il danno. In questo contesto la mia esperienza è stata spesso richiesta in qualità di consulente tecnico di parte.

Devo dire che, ad oggi, i casi che sono stati sottoposti alla mia attenzione erano macroscopicamente frutto di incompetenza, imperizia e negligenza da parte di colleghi che avevano catturato il paziente con la promessa di bassi onorari.
Sempre le terapie erano scorrette perché forzate dalla necessità di contenere i costi.
Non mi stancherò mai di dire che la medicina non deve accettare compromessi: non lo vorrei per i miei figli e non lo voglio per i miei pazienti.